ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali - ONLUS
Sezione Provinciale di Saluzzo - Cuneo
Nucleo Provinciale Guardie Zoofile

Dal 1871, con oltre 150 sezioni e più di 21.000 soci in tutta Italia,
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CUNEO E PROVINCIA ENTE NAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI
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MarcoBraviPerSito.JPG(7306)L’EDITORIALE

di Marco Bravi

Giunta Esecutiva Nazionale ENPA

AL LUPO, AL LUPO ...
Ci risiamo: al lupo, al lupo! Con un’enfasi e un rilievo destinato a risollevare ataviche paure e gotici scenari, si parla di attacchi di lupi al bestiame. La colpa? Di chi protegge il lupo! Non delle dissennate politiche di snaturalizzazione e cementificazione degli areali, che spostano di chilometri i riferimenti idrici della fauna selvatica. Men che meno di un’attività venatoria che, per soddisfare l’istinto sanguinario di qualche "signorotto" locale, con innaturali immissioni e "prelievi" (chiamiamole con il loro nome, uccisioni) ha ormai compromesso negli anni quell’equilibrio di prede che costituivano un elemento insostituibile del "cerchio della vita". Le soluzioni per ridurre questo "rischio imprenditoriale" degli allevatori? Abbattiamoli! Altre categorie potrebbero richiedere stessa soluzione per truffatori, ladri, rapinatori, clienti insolventi. Ma la civiltà ci ha insegnato che non è con la barbarie che si risolvono i problemi. Più giusta un’equa e rigidamente controllata politica di rimborsi, finanziata da chi è il vero responsabile della fame dei lupi e dei danni agli allevatori, anch’essi vittime di un sistema che, con complici silenzi e compromessi, hanno contribuito a creare.

CAMPAGNE LOCALI

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GLI SPECIALI

LEGGE REGIONALE 18/4 (Microchip)

GATTI e FIV

AVVELENAMENTI

CONDOMINI

COLOMBI IN CITTÀ

AVIARIA E GATTI

IL CIRCO

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GLI AMICI

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MALTRATTAMENTICANE.jpg(35157) CANI AGGRESSIVI O PADRONI PERICOLOSI? 
Grande enfasi sugli organi di stampa dell’aggressione da parte di un cane a Paesana.
Il rischio evidente è che la psicosi generata dagli ultimi fatti di cronaca sfoci in una sbrigativa deriva zoofoba e soppressiva, nonchè funga da alibi per la sbrigativa "gestione" di animali acquisiti con superficialità. Spostare l’attenzione ed enfatizzare questi episodi come frutto di imprevedibilità ed ancestrale bestialità porta inevitabilmente ad una errata deresponsabilizzazione del proprietario. In questi casi vanno infatti individuate le reali modalità di detenzione dell’animale. Se esso abbia subìto, nel tempo, traumi, denutrizione, disidratazione, molestie, stimoli emozionali negativi (come ansia o paura), situazioni di forte disagio e stress, segregazione o abbandono emotivo. Ossia tutti gli elementi che contribuiscono, generalmente, a problematiche comportamentali o all’aggressività, specie quando improvvise.  Nel quadro d’insieme di valutazione del caso specifico, vale la pena di ricordare che, in base alla vigente legislazione regionale (L.R. 34/93 e DPGR 4359/93) la detenzione dei cani alla catena deve essere evitata: ove inevitabilmente necessaria deve soddisfare i noti criteri (catena di dimensione adeguata con carrucola scorrevole su un cavo di almeno 5 metri). Come era quella in questione? Questo aspetto ha evidentemente rilevanza, così come la presenza/assenza di iniziative di informazione, prevenzione e controllo da parte delle Autorità competenti sul territorio.  Tutto ciò premesso l’ENPA richiede di essere informata preventivamente su eventuali provvedimenti e comunque sulla gestione/destinazione specifica dell’animale in questione".
RANDAGISMO È ORA CHE I COMUNI INADEMPIENTI AGISCANO!
L’emergenza cani randagi che riguarda in modo evidente il Sud Italia, come evidenziato con forse esagerata enfasi in questi giorni, non deve essere da noi guardata con distacco. Ad oggi in Provincia di Cuneo si rivela in modo meno emozionale per l’opinione pubblica (gli attacchi riguardano greggi o animali selvatici), ma è un fenomeno presente. La colpa, come al solito, non va cercata in questi incolpevoli animali buttati per strada dall’uomo, ma nella miope gestione del problema da parte di Amministrazioni. Una sventurata norma del 1979 ha tolto all’ENPA le funzioni pubbliche (e conseguenti risorse) demandando ai Comuni la gestione e la tutela del benessere animale. Dopo 30 anni, il disastroso risultato è sotto gli occhi di tutti. A parte i percentualmente pochi Comuni virtuosi, che hanno dato una risposta adeguata al problema in termini di servizi e qualità di gestione, la questione è affrontata con approssimazione o demandata alla volontà dei singoli. Il volontariato in questo campo non solo non è sostenuto (come dovrebbe, vista la funzione sociale che assolve), ma spesso ostacolato da rigorose burocrazie di spocchiose Autorità sanitarie e comunali che al contempo, però, si distinguono nelle loro competenze per un’apatia che spesso sfocia in vere e proprie inadempienze.
Il problema delle risorse finanziarie è poi spesso un’alibi: i fondi previsti dalla Legge 281/91 e dalle Leggi Regionali sono spesso rimasti inutilizzati per mancanza di richieste. Le poche presentate arrivano a pochi giorni della scadenza del bandi, con fumose e raffazzonate iniziative di contorno, senza risolvere il problema alla radice, per cui bisogna necessariamente ’sporcarsi le manì. La gestione del randagismo è una questione sociale che, ove trascurata o non affrontata con civiltà, determina costi e insicurezza sociale. È ora che chi deve, ossia i Comuni, assolva gli obblighi di Legge dedicando qualche risorsa a quegli animali che solo quando è comodo o salvano vite dalle macerie o aiutano a superare qualche handicap, sono ipocritamente considerati come “migliori amici”. Magari recuperandola “una-tantum” da quelle iniziative ad oggi considerate (elettoralmente?) "ben più importanti" come fuochi artificiali o feste di paese.
Le soluzioni sono già incluse nella normativa vigente: passano dalla sterilizzazione (spesso limitata dai costi esorbitanti per i privati per le tariffe corporative applicate), dalla lotta all’abbandono tramite il controllo sistematico dell’identificazione dei cani (tramite microchip) e verifiche sulle modalità di detenzione, in quanto quelle non congrue e la denutrizione sono certamente le cause scatenanti l’aggressività. A questi controlli, si ritiene, la Polizia Municipale dovrebbe dare priorità rispetto alle invece enfatizzate sanzioni per mancato uso del guinzaglio, magari da parte di una signora anziana con un cane quasi cieco, come avvenuto recentemente dalle nostre parti. La disponibilità di ENPA e del volontariato, anche per tramite delle proprie Guardie Zoofile, è massima, ma per la collaborazione: non vogliamo che, come solitamente avviene, il problema ci venga "scaricato" e basta".
CACCIA
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I SANTI IN PARLAMENTO DEI CACCIATORI ...
L’invito a tutti è di protestare in ogni sede e soprattutto a far conoscere la questione, visto che il tentativo è di far approvare il tutto in modo subdolo. È infatti arrivata quasi di nascosto in commissione Ambiente del Senato la controriforma che spalancherà le porte, se approvata, alla libera caccia. Le novità previste farebbero sprofondare l’Italia nel medioevo, oltre ad inasprire il già ampio contenzioso con l’Europa, che vede l’Italia agli ultimi posti nella tutela del patrimonio faunistico dagli abusi e dal bracconaggio. Un fucile in mano a un ragazzo di 16 anni, lo stesso a cui non si affida né un volante né una scheda elettorale. Le porte dei parchi aperte alle doppiette. L’uso senza limiti degli zimbelli, civette lasciate appese per le zampe ad agitarsi per ore, in modo da attirare con la loro sofferenza altre prede. Imbalsamazione libera. Riduzione delle sanzioni per le violazioni. Prolungamento della stagione venatoria. Lupi e orsi visti come minaccia da arginare premendo il grilletto.  Significativo, poi, il voluto impedimento alle Guardie Zoofile ENPA ed a quelle che non appartengono al mondo venatorio sugli interventi di controllo al di fuori delle aree protette. Come dire che controllato e controllore appartengono alla stessa "parrocchia": si immagini l’obiettività e il rigore che verranno applicati, come già oggi è verificabile dall’esiguità di violazioni riscontrate delle Guardie appartenenti alle Associazioni Venatorie. Uno schiaffo all’equilibrio faticosamente raggiunto con la legge quadro del 1992 che, per quanto migliorabile, rappresentava un decoroso compromesso fra le esigenze di una Natura sempre più minacciata su mille fronti (e almeno la caccia potrebbe esserle risparmiata) e quelle di "divertimento" per il tradizionalista mondo venatorio. Questo nuovo disegno di Legge da scandaloso diventa incomprensibile se si pensa che la nuova legge troverebbe l’opposizione non solo da chi tutela gli animali, ma anche degli agricoltori e persino delle associazioni che raccolgono la maggioranza dei cacciatori, Arcicaccia e Federcaccia.
A queste ultime la richiesta di "calare la maschera" e scoprire la vera anima della caccia: ripudiano un tal provvedimento o alla fin fine, pur di far sfogare i più bassi istinti dei propri associati, lo "subiscono" in pilatesco silenzio? Rimarrà altrimenti l’amara considerazione che, se è vero che non tutti i cacciatori sono bracconieri, la stragrande maggioranza di bracconieri sono cacciatori. C’è poi il giudizio di oltre il 70% di italiani che, da diversi sondaggi, si dicono fermamente contrari alla caccia e il solo 10% che si dichiara a favore: ma la democrazia vale molto meno se comparata agli interessi economici rappresentati dai cacciatori e dai "benemeriti" fabbricanti di armi ...
CIRCHICIRCO.JPG(8972) EUROPA E PARLAMENTO ARRIVANO DOVE CUNEO ...
A “A Cuneo piace il circo con animali”: con questa affermazione, basata su non si sa quale sondaggio, l’Amministrazione Comunale di Cuneo stigmatizzò la critica presa di posizione di ENPA sull’esposizione ed utilizzo di animali dei circhi ospitati in città. In questi giorni in Parlamento è all’esame un provvedimento presentato dalla parlamentare Giammanco (Pdl) con una vasta e straordinaria adesione bipartisan (prima fra tutte quella del ministro ombra dell’Ambiente del Pd, Ermete Realacci) attraverso il quale non si possano più vedere animali protagonisti degli show, lontani dal loro habitat naturale, costretti ad esibirsi dopo aver subito addestramenti discutibili sul piano della violenza fisica e psicologica. Vivere in pochi metri quadrati, sempre legati ad una catena, non viene più considerato accettabile. Vasta ed immediata l’adesione anche fuori dalla politica, con la partecipazione di (fra gli altri) Licia Colò e Giorgio Panariello alla conferenza stampa di presentazione, a cui era presente anche la rappresentanza nazionale di ENPA. Il provvedimento è anche finalizzato ad avvicinare l’Italia all’Europa: sono già 18 i Paesi che hanno proibito, del tutto o parzialmente, l’esibizione di circhi con animali. Addirittura d’accordo il mondo del circo che, attraverso Antonio Buccioni, rappresentante degli enti circhi e vicepresidente Agis, ha dichiarato "Il mondo del circo ha già compiuto il 90% del cammino in questa direzione". Con il provvedimento, le risorse del Fondo unico per lo spettacolo andranno solo ai circhi e agli spettacoli viaggianti che non utilizzano animali, si vieta l’ingresso in Italia ai circhi con animali e prevede che sia istituita, presso il ministero dell’ Ambiente, una commissione che si occupi di gestire la dismissione graduale degli animali dai circhi, occupandosi della migliore sistemazione alternativa. "Questa iniziativa non è contro gli spettacoli circensi - ha sottolineato Giammanco - ma oggi il circo sopravvive grazie allo Stato che lo finanzia e penso che debba rispettare gli animali e la loro natura: l’uso degli animali non è più tollerabile, è anacronistico e superfluo".
Insomma, non si è mai profeti in patria. Analoga posizione, espressa da ENPA a Cuneo, qualche settimana fa è stata ridimensionata e quasi ridicolizzata dal Comune: non sarà che Cuneo deve sempre arrivare ultima per mantenere intatta la fama di "bugia nen" e guadagnarsi "prestigiose" pagine su Topolino?"

 

 

 

Pubblicata il:13/09/2004 - area:Home page - vista:52268 volte.
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